Sheakspearock: il quattrocentesimo anniversario della scomparsa

Sheakspearock: il quattrocentesimo anniversario della scomparsa

Shakespear

William Shakespeare è l’uomo senza volto della storia della letteratura mondiale: autore di 37 opere teatrali, 2 poemi epici e 154 sonetti, non una traccia autografa del suo genio è sopravvissuta alla prova del tempo. L’uomo stesso è uno spettro, una cifra, un’ipotesi; la sua storia personale è un mistero tuttora insoluto. Quel che è certo è che fu il grande fenomeno pop della sua epoca; la Londra del 1600 si riversava in massa nei teatri per assistere a ciò che Shakespeare creava. Nessuno, dalla regina Elisabetta I ai venditori ambulanti di mele, era insensibile al suo modo di raccontare il mondo; ed il mondo, dopo la sua morte, ha raccontato lui.

Dai Dire Straits (“Romeo & Juliet”) agli Smiths (“Cemetery Gates”), da Paul McCartney (“Figure of Eight”) a Bob Dylan (“Desolation Row”), passando per Iron Maiden (“The evil that men do”), Lou Reed (“Romeo had Juliet”), Beatles (“I am the walrus”), Metallica (“King Nothing”) ed Elton John (“The King must die”): la sesta edizione della mostra ROCK! omaggia il genio senza tempo di Shakespeare dedicandogli una sezione che raccoglie le tracce del suo influsso sui miti della musica con richiami e citazioni da opere che hanno fatto la storia del rock. Citazioni, ispirazioni che hanno generato anche il cd di Gianni Lamagna della Nuova Compagnia di Canto Popolare dal titolo “Neapolitan Shakespeare” contenente ben 17 sonetti del poeta inglese musicati e tradotti in lingua napoletana.
Selezioni di citazioni, di copertine di album e di canzoni sono al centro della sezione ShakespeaROCK arricchita anche da alcuni abiti d’epoca messi a disposizione da Costantino Lombardo e dall’ Accademia Vesuviana del teatro di Gianni Sallustro: per oltre quattrocento anni, la cultura popolare dell’Occidente si è nutrita di riferimenti, citazioni e richiami al Bardo di Stratford, rielaborandoli nelle forme più disparate. Dai testi delle canzoni ai libri di John Steinbeck o a musical come West Side Story, dai Lego al linguaggio di uso comune, molto di ciò che ci è familiare e che consideriamo un cult celebra o contiene un’impronta dell’opera di William Shakespeare.

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